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Domus Project















Building step by step of a medieval palace in scale 1:50

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Recent Blog News

  • Costruzione 188: Pavimento del piano nobile (2) - il cucinino
    Iniziamo ad occuparci della pavimentazione del piano nobile, che presenterà diverse soluzioni a seconda dei vani e del loro uso. In questo primo post vedremo delinearsi il pavimento di quello che denominerò il "cucinino". Non si tratta della cucina vera e propria (che si troverà invece al terzo piano insieme alle stanze della servitù), ma di una stanza di servizio adiacente al salone principale e destinata alla preparazione delle portate, al riscaldamento dei cibi, ecc...La stanza sarà dotata di un camino e di un lavabo in pietra, oltre che di un soppalco in legno che sfrutterà il sottotetto per lo stoccaggio di materiali (spezie, utensili, legna da ardere...). La parte di edificio che sovrasta l'ingresso e il magazzino, infatti, ha un'altezza minore rispetto al volume principale, e termina con il primo piano. La pavimentazione sarà realizzata in cotto, con semplici piastrelle quadrate.Quello nel disegno è uno studio della suddetta stanza. La prospettiva è piuttosto falsata in quanto la profondità è eccessiva, ma le caratteristiche sono quelle appena descritte.Avevamo lasciato quest'area subito dopo la chiusura del magazzino, quindi ancora con l'estradosso delle volte in bella vista. Per prima cosa bisognerà ricoprirle e creare la base sulla quale verrà posato il pavimento.Avrei preferito eseguire il rinfianco delle volte con un gattaiolato in mattoni per limitarne il peso, ma lo spazio molto ridotto mi ha portato infine ad una riempitura in cemento.Il risultato è una superficie liscia sulla quale potrò collocare le piastrelle molto più comodamente.Al centro spicca l'apertura della botola, che chiudo provvisoriamente con un tappo di gomma. Se vi cadesse dentro polvere o qualche scoria, probabilmente non riuscirei più a tirarla fuori!Una volta asciugato il cemento inizio a delineare il perimetro della stanza, che non coinciderà con il fronte dell'edificio ma resterà in posizione più arretrata occupando poco più della metà dell'area. Lo spazio restante verrà utilizzato come saletta alle dipendenze del salone principale e trattandosi di un vano "nobile" e non di servizio, presenterà una pavimentazione diversa.L'unica finestra di cui sarà dotata la stanza si affaccerà sul vicolo laterale.Nell'immagine in alto a destra si nota già parte del caminetto, ricavato nella stessa parete che sull'altro lato ospiterà il grande camino del salone. Questo però lo vedremo meglio più avanti (anche perché ci sto ancora lavorando). Accanto al camino ho collocato anche i primi mattoni del tramezzo che separa il cucinino dalla saletta d'angolo, lasciando lo spazio sufficiente per la porticina che darà accesso alla stanza di servizio.Ma torniamo al nostro pavimento.Le piastrelle vengono ricavate a partire da un mattone vero (e anche piuttosto antico) affettato con la sega dentata. Sono di forma quadrata e misurano poco meno di un centimetro per lato, per uno spessore di 1 millimetro e mezzo.La posa inizia dall'angolo adiacente il camino, ritagliando poi con le piastrelle il profilo della botola. A questa applico una cornice provvisoria per preservare la battuta d'appoggio dello sportello. Lo spazio è poco, e la posizione centrale della botola mi obbliga a far sì che la superficie dell'anta venga a trovarsi allo stesso livello del pavimento e sia tranquillamente calpestabile.Il resto della posa non presenta grandi difficoltà, se non quello di tagliare le piastrelle tutte della stessa misura. In realtà non è cosa da poco: realizzando i pezzi uno alla volta è facile dare una grattatina di troppo sulla carta vetrata, ottenendo piastrelle di dimensioni leggermente inferiori a quelle volute.In questi casi non vi è rimedio possibile, bisogna scartare il pezzo e tagliare un'altra "fetta" di mattone. Per fortuna la materia prima non manca...Completata la posa, ecco la superficie del cucinino interamente piastrellata e pronta per essere calpestata dagli indaffarati passi dei servitori e delle cuoche mentre, prima dell'arrivo degli invitati, danno gli ultimi ritocchi alle portate per il gran banchetto inaugurale della Domus (i lettori di questo blog sono tutti invitati).Per uniformare la superficie vi passo leggermente la carta vetrata a grana fine. Infine, una mano di smalto trasparente sarà utile per scurire le piastrelle e proteggerle al contempo dalla polvere, ma questo lo farò più avanti prima di collocare il lavabo e gli altri elementi dell'arredamento...MATERIALI:ardesia, mattone, legno, colla biancaSTRUMENTI:tenaglie, pinzette, carta abrasiva, seghetto, limeMISURE (in cm):piastrelle: 0,9 x 0,9 x 0,15vano cucinino: 6,4 x 7,6PDRTJS_settings_5505122 = { "id" : "5505122", "unique_id" : "cos188", "title" : "Costruzione 188: Pavimento del piano nobile (2) - il cucinino", "permalink" : "" };
    Saturday 24th of January 2015 11:34:00 AM
  • The black cat (3): Escape attempt
    After the events related in the last post through the words of our master builder, it was clearily necessary to do something about the cat in order to avoid the anger of our commitments (especially the pious and hateful lady).I was working then on the floor of the small loggia, a highly demanding task. Moreover, as I told, I didn't intend to do anything personally, delegating everything to the master builder or someone on his behalf. That was the agreement since the beginning, with the exception of a single case: if the internal matters reach the outside world, then my intervention is required. A few days passed without knowing anything about the cat. I asked the builder for some news, but he confirmed he hadn't seen the cat neither since the day of the visit. it seemed gone."He'll be back" I thought, remembering how he liked to hide himself into the cavity between the walls or in dark corners, looking almost invisible due to the dust. Then a doubt caught me: what if he was trapped in a wall and I accidentally concreted him? On the bottom of the cavity often remain some pieces of slate and stones I cover with cement without bothering much...The mystery thightened and the doubt gripped me. Furthermore, such matter started worrying me seriously, because I didn't know what to say to the commitments if they asked me. I know the lady had nothing good in mind for the poor feline, but my due was simply to close him in a cage and look forward for further instructions, and I had to do it as soon as possible.I looked for him everywhere: in the cellar, in the underground tunnel, in the guardhouse, between walls and vaults under construction... nothing. The call to drink a cup of milk was worthless too. I extended the search to the "outer world": under the table, all over the floor, under my tools, among the bricks and the stones... nothing again.I thought he was lost. There was a last trump to play, even if it was a dirty game. After Christmas holidays, (days of full working on the construction site), I tried to give back to my living room a decent look,  putting every tool in its place and cleaning the table from dust and wastes. Could the cat took advantage of all that mess to melt into the stones and escape from the site on board the dustpan?In that case I had to open the garbage bag, closed a few days before and parked on the terrace in wait for a willing person to bring it downstairs. Fortunately I always separate domestic wastes so it takes some days to fill a bag of garbage and the same time to throw it to the trash can. Thumbs up for the laziness!Equipped with patience, obstination and a palette, I poured the bag over the terrace floor. At a first scan I didn't see anything intersting. Only orange skins, eggshells, a rotten pomegranate, used paper tissues and more foulness I don't want to name here. I decided then to look to every single piece separately, dividing the "already seen" objects from the "still to see" ones with my palette. At the end of this operation I still had found nothing, but I started a new scan in the opposite direction, concentrating on a spot where I had seen the stones and the slate dust. I "felt" something in there, even if my eyes were not seeing it still.And finally, there it is! Melt into the cofee dregs and the pomegranate seeds, the mice was still, hoping to keep unseen.I'm sorry, my dear. Now I've got you and you cant't fuck me over! After this big scavenge adventure, I moved back everything to the bag and bathed the cat to bring him back to the Domus.Now I must put him in a safe place, but the bars of the guardhouse are too wide. I need to work out something and I have to do it quick...PDRTJS_settings_5505122 = { "id" : "5505122", "unique_id" : "cat3-eng", "title" : "The black cat (3): Escape attempt", "permalink" : "" };
    Friday 23rd of January 2015 11:35:00 AM
  • Construction 49: Closing of the stairwell
    The brick staircase between the basement and the ground level has been one of the early element I faced with, describing its construction along 6 posts. This is the last of them. Here we'll see the final closing of the last basement vault and the laying of the barrel vault on top of the above-mentioned staircase.If you're new here, take a look at the previous chapters: 1 (construction of the concrete base and placing of the bricks); 2 (extension of the staircase); 3 (construction of the vault and first varnishing); 4 (finishing touches on the vault); 5 (completion). I'll show you now the varnishing of steps and walls, the grouting and varnishing of the vault and the completion of the joints with more Das clay. Actually my pictures will speak more than words, as the operation is neither more nor less than I already did for the rest of the vaults (see previous posts).I left the last vault open until now to get more liberty of action while working on the staircase. I'd like to wait a little bit more to glue it, at least until the door at the top has been fixed, but while it's still open I can't go on with the perimetral stone walls nor with the tower, which base is right over there.So the moment arrived to give the last touches to the staircase and to go ahead with its closing.And that's done!But... what is that cane work in the last picture?Here is one of the main problems I find editing my posts for the blog: approaching the construction of different elements with a certain order, possibly chronological, while actually I'm working on the whole structure at the same time. For example, I already wrote a post about the entrance floor, but here you can still see it unfinished. In the same way, a mysterious wicker grid appears there... but I'll still not say anything about it.This could rather generate more expectancy in my readers, isn't it?MATERIALS:das clay, cement (grout), vinyl glue, transparent varnishTOOLS:brush, palette knifePDRTJS_settings_5505122 = { "id" : "5505122", "unique_id" : "cos049-eng", "title" : "Construction 49: Closing of the stairwell", "permalink" : "" };
    Tuesday 20th of January 2015 10:54:00 AM
  • The black cat (2): An unexpected visit
    You've already seen the cat I released in the cellar and the good task he's carrying out to defend my pantry from the rats... Well, to all appearance my idea has not been appreciated by the customer's wife, a very devoted and superstitious person, and here below I'll relate you a note that the master builder sent to inform me about the last incidents: "My noble Lord, it's important to me, as your humble servant, to inform You about some recent events that I think might merit your attention.A few days ago, the Customer and his Spouse appeared unexpectedly at the construction site, and with the view of the cat she had a sort of conniption. Between high screams and quotes from the Gospels, she tried finally to hit the animal throwing stones and chasing him with a stake.Then, realizing she was unable to catch the animal, she demanded the backing of her husband who, in turn, looked like a tiny twig, incapable to resist to such a fury.I didn't understand the reason for a similar hostility to the felines, especially the black ones. She babbled something about pagan idols and the Devil's emissaries, blessing herself repeatedly with the Cross of Our Lord as if simply pronunciating his name she could burn into the eternal fire of damnation. What a hellish crone!...Even the saggine brooms used by the workers to clean the entrance floor, aroused her anger. I still remember her words: "The obstinate cleaning of humans and things is a symptom of vanity and represents a mortal sin, as well as it allows the evil spirits to enter our homes!"And then blessing again and whispering prayers in latin...Now it's clear to me the reason of the vile smell the lady carries on her. Free from sin, but also from the weekly bath!In the meanwhile her husband, clearly mortified by all that row in front of the workers, managed to get the promise out of me that I'd get rid of the cat very soon. My efforts to explain the high benefits of his presence were useless. I know he thinks as I do and all this issue is a lack of common sense, but as You know, my Lord, we both are tied to our permanent commitments: some of us with his noble Spouse and some others with the labor Contract. That's why in the end I buckled under the last request that I'm going to describe.Before they returned to their hearth, our Beautiful Lords remained standing aside and muttering excitedly. The husband with his expansive gesture displayed his authority, but when he finally talked to me, I realized he yelded before the will of his crone wife."Let the feline be alive, but closed in a safe place and well feed until new orders." he said.In good faith, my Precious Lord, I can easily foresee the sad fate of that poor creature. If this is the pledge we must pay to make the works go on, we'll pay it for sure with no delay or regrets.So be it, then! Let's get rid of the cat and let's everybody see for himself the awful consecuences of such a fool decision!Waiting to know the final will of the crone, I give my homage to Your Immense Lordship" Your Ever-Faithful and Humble BuilderI.M.What more can I say? I don't want to stick my nose into such a thorny matter, so I can just observe what's going on around the construction of my Domus.We'll see then how this story will go on. Whatever happens, in the end, it happened ages ago and we can't do anything to prevent it...PDRTJS_settings_5505122 = { "id" : "5505122", "unique_id" : "cat2-eng", "title" : "The black cat (2): An unexpected visit", "permalink" : "" };
    Saturday 17th of January 2015 10:45:00 PM
  • Construction 48: Stone steps and base of the pillars
    Once the perimetral walls have reached the street level, it's time to start building the facade. More exactly, I need to prepare the pieces for the two steps staircase that gives access to the loggia.I cant't use my pincers here because pieces are too big and the cut must be clear. I'll use the Dremel tool, obviously working outdoors.Steps are formed by wide slabs which also serve as a frame for the floor and isolate the different areas of the loggia. The blocks between them are forming the base of every pillar, reinforced by a wire frame structure in its core.Before gluing the pieces I provisionally lay the blocks to check up their size.Placing them side by side I feel a sort of deja-vu: I can see myself as a child while I'm playing with my Lego bricks. After all, the context is not so different... A little smoothing here and there, and the stones fit perfectly. Then, before the curious look of the cat (he's always going around the site) I go ahead with the final laying.The facade of the palace, on which project I worked  for months, is finally starting to take form. Looking at the structure, I try to visualize with my mind the rest of the loggia as if it were complete... who knows how much time will pass before I can see it really done...For the moment, I am just a step ahead. (Actually, two steps!)MATERIALS:slate, vinyl glueTOOLS:Dremel tool + diamond wheel, table clamp, sandpaperSIZE (in cm):steps: height 0,4 - width (bigger arch) 13,2 - (smaller arch) 5,7pillars: width (from left to right) 2,5 / 2,3 / 2,4 - depth 2,5 PDRTJS_settings_5505122 = { "id" : "5505122", "unique_id" : "cos048-eng", "title" : "Construction 48: Stone steps and base of the pillars", "permalink" : "" };
    Wednesday 14th of January 2015 07:27:00 PM
  • Construction 47: Main entrance tiled floor
    The stone frame of the cellar door is finished and the perimeter of the main entrance is now clearly visible. It's time to fill the underlying vault and flatten the surface to start building the floor.In ancient times, the filling was made recycling waste materials from the same construction or somewhere else and combining them with mortar. As it hadn't a load-bearing function, it was important that this filling were lighter than the rest of the structure. It was frequently composed of amphoras and pottery to fill up wide areas alternating empty spaces to the solid materials. In my case, I make the filling mixture with cement and beach pebbles. They're well rounded, so it will be easier  to get a smooth surface.Now I can start to lay the floor. It will be made of black and white squared tiles like in a chessboard, but aligned diagonally with respect to the walls.I bought the tiles, made of ceramic material, in a miniature store (the same where I bought the neon lamps or the amphoras). They're made expressly for dollhouse makers and nativity scenes.The dusty look of the package and the price in spanish pesetas below the actual label seem to indicate that the item itself is a museum piece. Searching on the web I've found nothing about the model or its producer, something really strange for a product currently on the market in the USA.The copyright date (1988) could be a telltale sign of the time the package passed in that store...Clearly the size of the tiles doesn't fit with the Domus (see sizes at the bottom of the post), but I can solve the problem cutting every tile in 4 equal parts. In scale 1:50, every piece would be now about 25x25 centimeters (almost 10 inches).After a simple test, I draw a pencil grid on the cement surface, now perfectly dry. The grid will help me to lay the tiles along parallel lines, avoiding unwanted irregularities.Cutting and placing the tiles it's a matter of patience and precision. I'll be carrying it on for some days, alternating it with the construction of other elements that I'll show you at a later time.When the composition is finished, I fill the triangle-shaped holes along the borders with custom cut tiles. Next step is the polishing of the surface to smooth the corners and give to the floor an almost consumed look.After that, I can consider the entrance floor finished. Perhaps it could be varnished?... Grouted with cement? We'll see...MATERIALS:miniature tiles, cement + pebbles, vinyl glueTOOLS:pencil, square, rope, palette knife, hook, tweezers, pincers, sandpaperSIZES (in cm):room perimeter 5,7 x 5,7 - tiles 0,5 x 0,5 x 0,2 PDRTJS_settings_5505122 = { "id" : "5505122", "unique_id" : "cos047-en", "title" : "Construction 47: Main entrance tiled floor", "permalink" : "" };
    Saturday 10th of January 2015 12:58:00 PM
  • Costruzione 187: Solaio del piano nobile (4) - il vano scale
    L'ultimo tratto di copertura del piano ammezzato che ancora risulta incompleto è quello del vano scale, rimasto aperto per facilitare la costruzione del magazzino, e ormai pronto per essere chiuso definitivamente.Lo spazio delle scale e del corridoio è già ben delineato dai muri perimetrali e dal tramezzo che separa le due rampe. Per prima cosa, quindi, colloco una grossa trave che unirà il tramezzo alle pareti laterali e servirà da appoggio per la travettatura del solaio, nonché per la prima rampa di scale in legno che da qui salirà al primo piano.I travetti sono collocati perpendicolarmente alla lunghezza del corridoio. Con una delle estremità si inseriscono nel perimetro murario, mentre con l'altra poggiano sulla trave principale, entrando per metà del loro spessore in appositi incastri. Nella copertura della rampa che scende verso l'ingresso, al contrario, sono in pasizione parallela e vanno da una parete all'altra.Il tavolato è posto ortogonalmente ai travetti, seguendo in questo modo la direzione di calpestio del corridoio. Non che questa sia un'esigenza costruttiva, ma tra le soluzioni possibili mi sembrava la più logica. Inoltre, i travetti collocati in questo modo, aiuteranno a contrastare la spinta dei montanti della scala sulla trave.Ora che il tutto è tenuto fermo dal tavolato, posso riempire gli interstizi fra i travetti con pietre tagliate su misura e creare così le buche corrispondenti nei muri.In un angolo del corridoio sistemo un'anfora di terracotta, a scopo puramente scenografico. Forse è stata lasciata lì da qualcuno che voleva portarla di sotto ma che, visto il peso e la ripidezza delle scale, ha deciso di andare a chiedere aiuto...La struttura lignea non sarà visibile dall'esterno, per cui non presenta particolari decorazioni.Per completare il lavoro mancano ancora la verniciatura con il solito smalto trasparente e l'innalzamento del perimetro murario sopra alle teste dei travetti.Ecco fatto, ora il solaio è definitivamente bloccato e non può più essere rimosso!MATERIALI:legno, ardesia, colla da contatto, colla biancaSTRUMENTI:tenaglie, pinzette, carta abrasiva, seghetto, cutter, limePDRTJS_settings_5505122 = { "id" : "5505122", "unique_id" : "cos187", "title" : "Costruzione 187: Solaio del piano nobile (4) - il vano scale", "permalink" : "" };
    Wednesday 7th of January 2015 11:47:00 AM
  • Costruzione 186: Completamento e chiusura del magazzino
    Come già visto nel post precedente, la copertura del magazzino è pronta per la posa definitiva. Prima però, dovrò occuparmi dell'arredamento, con un occhio di riguardo ai punti di vista attraverso i quali sarà possibile scorgere l'interno dopo la chiusura.Inizio a fare alcune prove con i materiali che da tempo ho selezionato a questo scopo: anfore e vasi in terracotta acquistati al mercatino natalizio e botti in miniatura per modellismo navale.Una volta decisa approssimativamente la disposizione degli oggetti, provo ad osservare l'interno attraverso le finestre e scatto alcune foto per valutare con calma eventuali modifiche.Accanto ad entrambe le finestre laterali ho collocato un oggetto che apparirà in primo piano, lasciando però al centro dell'attenzione ciò che si trova sul lato opposto della stanza: a sinistra le botti e i vasi, mentre sulla destra le anfore appoggiate al muro e il portello di carico semi-aperto.Al centro del locale si vedrà la scala a pioli, che collocherò soltanto in seguito per proteggere l'interno del magazzino dalla polvere con un tappo di gomma.Nelle precedenti foto, ovviamete, la luce non è quella giusta, in quanto la volta non è ancora chiusa ed entra più luce del dovuto. La composizione però mi sembra convincente e decido di passare alla fase successiva.Adesso si tratta di apportare alcune piccole modifiche agli oggetti perché acquistino un tocco più personale e realistico. Le anfore vengono leggermente "sporcate" e smaltate intorno all'apertura, mentre i due orci (che così vuoti mettono tristezza) vanno adeguatamente riempiti. Il loro contenuto potrebbe essere di vario tipo: frutta di stagione, frutti secchi o qualsiasi altro tipo di spezie o cibarie disponibili all'epoca. Quindi niente caffè, pomodori, mais, cacao, patate...Invece di studiare cosa potrebbero contenere, decido di procedere in senso inverso, ovvero cercando qualcosa che abbia le dimensioni giuste per non sembrare fuori scala. Poi penserò a cosa somiglia.Dopo aver messo mano a tutte le spezie e le sementi presenti in casa, la mia scelta cade sui semi di papavero e sul miglio dei miei diamantini.Il grosso dei vasi lo riempio con ghiaia e colla, mentre i semi sono collocati soltanto in superficie. Il tutto poi è verniciato con smalto trasparente per evitare distacchi. Ora però viene naturale la domanda: cosa contengono quei vasi nell'universo in scala 1:50 della Domus?Per il primo sono abbastanza sicuro che si tratti di prugne secche.Il miglio, invece... con un po' di fantasia potrebbe ricordare delle grosse pesche, anche se sono un po' troppo lucide. E se fossero mele? O albicocche?Invito chiunque abbia un'altra idea a scriverlo nei commenti!Comunque, la disposizione finale degli oggetti è la seguente, immortalata durante l'ultima ispezione del committente, poco prima della chiusura. Tutti i pezzi sono incollati al muro o al pavimento per evitare spostamenti durante i terremoti dei secoli venturi.Prima di lasciare per sempre il magazzino al suo destino, diamo un'occhiata anche al portello e al loggiato, che da questo punto di vista non sarà più accessibile.Poi basta, è ora di chiudere.Un po' di colla alla base della volta, cemento misto a ghiaia per il rinfianco, e il gioco è fatto.Ora possiamo sbirciare di nuovo all'interno. Prima dalla botola...Poi dalle finestre laterali... Allungando la mano con la macchina fotografica, anche dal portello di carico...... e da quella frontale. Là in fondo, la porta aperta a metà, le scale, il resto della casa.Angoli di vita a cui dare forma, pietra dopo pietra...Intanto, il magazzino è terminato.Ora possiamo fare un passo indietro, uscire dalla finestra aperta e allontanarci come fossimo spiriti di un'altra dimensione...Torniamo al mondo reale, raddrizziamo la schiena e lasciamo riposare la Domus fino al prossimo post...MATERIALI:accessori per presepe e modellismo, colla bianca, smalto trasparente, semi di papavero, miglio, legno, cemento, ghiaiaSTRUMENTI:tenaglie, pinzette, spatolinaPDRTJS_settings_5505122 = { "id" : "5505122", "unique_id" : "cos186", "title" : "Costruzione 186: Completamento e chiusura del magazzino", "permalink" : "" };
    Tuesday 16th of December 2014 01:23:00 PM
  • F.A.Q. (English)
    What is "Domus project"? Answer #1 - It's the construction in scale 1:50 of a late medieval palace in the style of Genoa (my hometown), built brick by brick using real construction materials or similars.It's neither a plastic model nor a dollhouse, as it tries to reply the real structure in its execution and not only in its appearance.Answer #2 - It's a way to give vent to my creativity and to fix a long run goal, keeping my mind busy to avoid wasting time on trivial matters such as politics, tv, football and religion.When the construction did begin?I started working on the Domus in July, 2009, after a few months of stduy and prior research. However, the project is still in development and it changed much since then. Now it includes a tower and some more volumes.What is the project schedule?There is no deadline. As the work progresses I'll show the developments on this blog, hoping someone will be intersted in reading it.Right now I still don't know of how many structures the final complex will be formed, so it is probable that it will follow me for the rest of my days, unless natural disasters or disabling accidents.Why just a genoese palace?First of all, because it's my hometown. Then, because no palace in the whole town preserved its original features through the centuries, and many are in very bad conditions. I've always wondered what could be their look at the time of their construction.Where did you learned your architectural skills? I attended an art high school where I studied the fundamentals of architecture and drawings, but It wasn't my purpose to be an architect. I work as a professional artist in the comic industry, and this is my personal page.I learned my superficial knowledge about medieval construction on the internet and some books I bought to go ahead with my project.So I'm not a big expert in the field and  it's more than possible that some details of my work are not 100% reliable. I'm always looking for documentary evidences, but more things I'll learn on the way... Can I give you suggestions or point out some error?It is your ethical duty!But if you're only trying to say I'm making a s**t work, please use the star rating system below every post.Where do you find all the materials?Anywhere. On the street, in the countryside, along the rivers, on the beach...They proceed largerly from wastes or reuse of other objects. I find especially inspiring to create something new from garbage.I buy the rest (glues, accessories, tools) in DIY or hardware storesWhere is the Domus? Is it possible to see?The construction site is set in my home in Granada, Spain. It's 2000km far from its original town, but in the end, Christophorus Columbus also came here to make real his "american" dream...The only way to see it (for now) is contacting me via e-mail, gain my confidence and take a trip to Andalusia. But I must say... its size is so small that it could result in a disappointment.But in the end, WHY are you doing it?Because nobody told me to do it.(If you have some more question feel free to ask in the comment form. If I consider it appropriate, I'll add my answers to this post.)PDRTJS_settings_5505122 = { "id" : "5505122", "unique_id" : "FAQ-eng", "title" : "F.A.Q. (English)", "permalink" : "" };
    Monday 15th of December 2014 12:50:00 PM
  • Construction 46: Main entrance - completion of the staircase and stone jambs
    After placing the stones at the base of the main walls, I can finally see the shape of the ground floor plan.One of the rooms outlined is the main entrance, in other words the first room we get in after passing the front door. In this case it's a small square area where three openings bring us to the loggia (through the main door), the cellar (a small door gives access to the brick staircase) and to the upper floors.Both staircases are placed in front of the main door. The left one descends to the basement, the right one climb to the mezzanine and to the piano nobile.I changed this scheme many times before the final version. At first I planned a wider space, conceived to impress all guests. Then I realized that my first idea (see picture on the left) reminded mostly to the sixteenth-century genoese entrance hall, still visible in many old buildings. It is so far from the middle-ages constructions, where entrances were smaller and directly opened on steep and narrow steps (hard to climb but very easy to defend).The final look of the entrance is drafted here, after some changes to the shape of the stairs:Now let's leave aside all theories and get down to practice.I've been working on laying stones along the outside walls and filling in some gaps. Now I'm going to spend some time on the entrance.First of all I need to complete the vault of the staircase and the brick walls, connecting them with the stone walls of the ground floor.Beside the last step I lay the lower stones of the jambs, connecting them with the brick wall till the spring of the vault.Stone cutting must be more accurate here, because these parts of the wall will be visible inside the house. I need to check every piece to verify its shape and its right position, perfectly aligned with floor and walls.Neverthless, I can work it out manually without the use of electric tools except for some bigger pieces and finishing touch over the fixed structure.That's a good advantage, considering that the lack of dust allow me to work in the warmth of my home.To make the walls grow along a vertical line and keep the floor perfectly horizontal, I build a wooden framework. I'll talk about it in another post, here is only to say that the white rope you see in the picture above belongs to that framework and it marks the floor line.The shape of the door is very simple, just a rectangular opening framed by a stone lintel and jambs to regularise its profile. It will be closed by a wooden door hinged on the left side and opening toward the entrance.Only when the frame is finished I realize that it's far too high, so I must decrease its height by cutting the stone jambs and changing the lintel, broken during the process. A waste of materials that the customer will surely add to the bill!And I can reveal in advance that it'll not be the last time I broke something. The assembly of the door is not going to be a piece of cake...In the meantime, the barrel vault reach the last step. Here it must curve to coincide with the stone wall and the lintel. By recycling the cardboard I used to build the vault, I can arrange a curved support to help me building this last part of the shingle.For now I'll stop here. The vault has been finally built and is waiting to be finished (varnished and glued to the walls). For the walls to keep growing on, I'll have to work on the floor first... PDRTJS_settings_5505122 = { "id" : "5505122", "unique_id" : "cos046-en", "title" : "Construction 46: Main entrance - completion of the staircase and stone jambs", "permalink" : "" };
    Monday 15th of December 2014 12:01:00 PM
  • Costruzione 185: Volte del magazzino (2) - assemblaggio e rifiniture
    Fino a questo momento ho trascurato la costruzione delle volte del magazzino per dedicarmi allo studio del piano nobile e al completamento degli archetti pensili. Ora, se voglio continuare la costruzione in modo coerente e progressivo, dovrò necessariamente collocare la copertura del magazzino per passare agli ambienti soprastanti.Le operazioni necessarie al raggiungimento dell'obiettivo sono le seguenti: 1 - Assemblaggio della volta con i mattoncini e rifinitura delle superfici interne;2 - Completamento del perimetro murario in tutte le sue parti;3 - Arredamento del magazzino e posa definitiva della volta.Della centinatura per la volta in mattoni ho già parlato in un altro post, quindi passo direttamente alla fase costruttiva.Sulla centina di cartone e plastilina inizio a comporre la spina delle volte che compongono la copertura. Si tratta di un lavoro molto simile a quello già svolto per l'assemblaggio delle volte sotterranee, con la differenza che qui la struttura è più grande e meno simmetrica. Uno dei quattro bracci laterali, infatti, risulta più stretto rispetto agli altri (quello corrispondente al portello di carico che si apre sul loggiato).Nota: tra la posa di queste prime file di mattoni e l'effettivo completamento della copertura sono trascorsi diversi mesi in cui la volta è rimasta esposta al sole. In questo modo ho potuto verificare come a lungo termine le strutture di das e colla tendano a deformarsi, ben oltre i tempi di asciugatura dei materiali.Al momento di riprendere la costruzione mi sono accorto di come le arcate tendessero a stringersi, facendo sì che la curvatura interna non risultasse più aderente al supporto.Si trattava per fortuna di uno spostamento minimo che ho potuto correggere con un po' di pressione e levigando la superficie interna a costruzione terminata.Ma vediamo il proseguimento dei lavori. Nelle seguenti immagini, la posa è finalmente ultimata e l'estradosso viene rinforzato con uno strato di colla vinilica che mi permetterà di lavorare all'intradosso senza timore di rompere tutto.Le estremità delle volte vengono ritagliate per adattarsi al perimetro del magazzino e poter così effettuare qualche prova di inserimento. L'operazione è resa più complessa dalla presenza degli archetti pensili, le cui mensole si prolungano verso l'interno della muratura, ma con un po' di pazienza riesco ad incastrare il pezzo (e poi ad estrarlo, visto che non è ancora giunto il momento della posa definitiva!).A questo punto, però, devo andare ad occuparmi di un altro elemento che ho deciso di aggiungere alla copertura del magazzino: la botola.Dato che la stanza che occupa quest'area al primo piano è un locale di servizio dotato anche di una piccola cucina, mi sembra alquanto utile poterla mettere in comunicazione con il magazzino sottostante.La posizione migliore per ritagliare la botola è nella parte centrale della copertura, là dove la volta a botte è semplice e non si incrocia con gli spicchi laterali.La botola ha una forma quadrata, che verrà chiusa sul pavimento del primo piano da un portello in legno.Il perimetro dell'apertura viene poi rialzato con file di mattoni fino al livello d'appoggio del portello. Casualmente, la scala che avevo realizzato per il post sui ponteggi si adatta perfettamente alle dimensioni della botola, e passa così a far parte dell'arredamento del magazzino.Con l'apertura della botola, la costruzione della volta è terminata. Resta da rifinire la superficie interna con il cemento (già è stata levigata con la carta abrasiva) e dare una mano di smalto trasparente, che le conferirà il suo aspetto finale.Nel frattempo, con alcuni mattoncini di ardesia, metto assieme un arco a tutto sesto che completerà il vano finestra della facciata e andrà ad incastrarsi con la catena in ferro che la attraversa.Questo mi permetterà di procedere alla chiusura definitiva del magazzino, non prima però di averlo adeguatamente arredato e dotato di alcune ricche e prelibate mercanzie...Ma questo lo vedremo la prossima volta!MATERIALI:das, ardesia, colla bianca, smalto trasparente, cementoSTRUMENTI:tenaglie, pinzette, spatolina, cutter, pennarello, carta abrasiva, seghetto, Dremel con disco da taglio, pennelloPDRTJS_settings_5505122 = { "id" : "5505122", "unique_id" : "cos185", "title" : "Costruzione 185: Volte del magazzino (2) - assemblaggio e rifiniture", "permalink" : "" };
    Monday 1st of December 2014 10:16:00 AM
  • Costruzione 184: Porta del magazzino e piattabanda in pietra
    Ormai il perimetro esterno del magazzino è interamente completato: le tre finestre (una sulla facciata principale e due su quella laterale) sono munite di infissi e pronte all'uso, così come il portello di carico che si affaccia sul loggiato.L'unico elemento ancora mancante è il portoncino d'accesso.In questo caso si tratterà di una porta a doppio battente, chiusa esternamente da una semplice spranga. Se poi per maggior sicurezza i proprietari vorranno inserire una catena, saranno fatti loro. Il magazzino è un locale privato e vi si accede soltanto dalle scale di casa, quindi se il personale di servizio è di fiducia, non dovrebbero rendersi necessari ulteriori accorgimenti.Pensando di realizzare battenti muniti di bandelle, nel vano della porta ho già installato i cardini inferiori. Nella foto in basso, però, si nota anche la presenza di due aperture sul pavimento della soglia. Era mia intenzione chiuderle, invece diventeranno (opportunamente modificate) gli alloggiamenti per i perni di rotazione dei battenti. A questo punto i ganci in ferro risultano inutili e posso rimuoverli.La porta del magazzino dovrà necessariamente avere un'altezza limitata ed essere posta al centro della parete per sfruttare al meglio la curvatura della volta.La sua copertura quindi non prevede l'uso di un arco ogivale e neppure a tutto sesto. L'ipotesi presa inizialmente in considerazione era quella di un arco ribassato in mattoni o di un semplice architrave.Ora, nonostante l'altezza sia limitata, la porta mantiene un'ampiezza piuttosto consistente per agevolare il passaggio delle merci, e un unico architrave potrebbe risultare insufficiente.Prendo al balzo l'opportunità di sperimentare un soluzione ancora inedita per la Domus e decido di realizzare una piattabanda, ovvero un arco piatto.Procedo a partire da un unico pezzo che avevo tagliato per testare la soluzione dell'architrave, e segmentandolo in più poligoni con l'uso del seghetto. Le varie perti vengono poi riunite con la colla, e il gioco è fatto.Sì, lo so che detta così sembra un po' delirante... affettare una pietra per poi ricomporla uguale a prima...Ma se l'avessi inserita intera non sarebbe stata una vera piattabanda! Pochi millimetri al di sopra di questa, passa una delle catene di rinforzo che tra breve verrà inglobata dalla muratura e non sarà più visibile.La piattabanda invece potrà vedersi solo in parte dall'ingresso secondario.Adesso però iniziamo ad occuparci dell'infisso, costruendo l'intelaiatura dei battenti i cui montanti verticali sono arrotondati alle estremità.Gli scassi nel pavimento vengono riempiti con due blocchi appositamente scavati con una fresa diamantata per permetterne la rotazione. Dopo montanti e traverse, è la volta del tavolato e dei ganci di sostegno della spranga, ottenuti battendo a freddo due segmenti di filo di ferro.Ometterò le varie modifiche e ritocchi apportati ai battenti per farli "funzionare", che mi hanno portato a rifare più volte determinati pezzi. In secondo luogo si è reso necessario un gran lavoro di lima sugli spigoli, il cui risultato finale è il seguente:Sotto lo sguardo severo del committente ho provveduto al montaggio della porta e dell'architrave interno (questo sì è un vero architrave) forato nella parte inferiore per bloccare i perni superiori dei battenti.Sul lato esterno la porta si presenta così (nella seconda immagine manca ancora la spranga):L'ultima operazione prima del fissaggio definitivo è la verniciatura delle parti in legno, qui poste ad asciugare accanto ad altri pezzi del solaio.Sopra l'architrave e la piattabanda il muro perimetrale può finalmente proseguire e non manca più nulla per procedere alla posa della volta.O meglio, c'è ancora da terminare la volta. Ma questo lo vedremo la prossima... (volta).MATERIALI:ardesia, legno, filo di ferro, colla bianca, colla da contattoSTRUMENTI:tenaglie, pinzette, carta abrasiva, seghetto, Dremel con frese diamantate, cutter, smalto trasparente, pennelloMISURE (in cm):...PDRTJS_settings_5505122 = { "id" : "5505122", "unique_id" : "cos184", "title" : "Costruzione 184: Porta del magazzino e piattabanda in pietra", "permalink" : "" };
    Friday 14th of November 2014 04:14:00 PM
  • Costruzione 183: Archetti pensili in pietra (2)
    Dopo aver posizionato tutte le mensole in pietra, è giunto il momento di costruire i 22 archetti che incorniceranno il livello del piano nobile lungo la facciata della Domus.Da tempo mi ero posto il problema di come realizzarli, temendo che in questo caso non mi sarebbe stato possibile restare fedele alle tecniche originali. L'apertura ogivale, infatti, veniva ricavata scavando una faccia di un unico blocco fino al livello del muro sottostante. Un'operazione tutto sommato non troppo complessa da realizzare in dimensioni reali, ma mantenere la stessa precisione su una pietruzza larga un centimetro è tutt'altra storia.Senza contare che con gli strumenti a mia disposizione non credevo possibile scavare agevolmente la pietra in quel modo.Nel disegno a destra illustro come pensavo di risolvere il problema. Invece di realizzare gli archetti in un unico blocco, li avrei "assemblati" in tre diversi pezzi: due per formare l'arco ogivale e uno per chiudere lo sfondato. Il risultato non sarebbe stato molto dissimile da quello reale, con l'unica differenza visibile della giuntura tra le due metà dell'arco.Quando però arriva il momento di iniziare i lavori, decido di fare un tentativo e realizzare il primo archetto in modo "tradizionale", mettendo alla prova una serie di punte diamantate per il Dremel recentemente acquistate.Nulla di troppo dispendioso né (probabilmente) di grande qualità, ma che tutto sommato potrebbe rivelarsi utile nella lavorazione dei dettagli architettonici e d'arredamento.Venendo al sodo, la realizzazione dell'archetto inizia con il taglio del parallelepipedo da uno dei listelli di ardesia (in questo caso il più spesso che avessi a disposizione). Il pezzo deve essere collocato in modo che gli strati della pietra risultino verticali e paralleli alla facciata, in caso contrario rischierebbe di sfaldarsi durante la lavorazione.Tagliato il primo blocco, incido a mano il profilo dell'archetto sulla superficie esterna, e lo vado a scavare con il Dremel e una punta sottile. Poi, con una fresa cilindrica un po' più grossa, rimuovo il materiale all'interno dell'arco, facendo attenzione a non oltrepassare in profondità il livello dello sfondato.In questo breve video, una fase della lavorazione: Il pezzo così ottenuto non ha ancora le dimensioni esatte dell'archetto definitivo. In particolare la profondità risulta insufficiente e andrà ulteriormente perfezionata, ma il grosso del lavoro è fatto. Da qui in poi si tratta di piccoli ritocchi e di adattare ogni elemento allo spazio in cui andrà collocato.Infatti, anche se in teoria gli archetti dovrebbero essere tutti uguali, vi sono minime differenze tra uno e l'altro (che l'occhio a prima vista non coglie) e si rende necessario numerare i pezzi non ancora incollati per non confonderne la collocazione.Il primo archetto completato non è in realtà il primo ma il terzo. I primi due sono stati scartati a causa di errori di percorso, ma sono serviti per rendermi conto che effettivamente potevo procedere in questo modo e abbandonare l'idea degli archetti composti.Dopo i primi tre archi, e una volta risolte le prime difficoltà, il lavoro risulta più semplice e ripetitivo. Temevo che la storia degli archetti me la sarei trascinata dietro per settimane, invece in un paio di pomeriggi erano già tutti fatti e pronti ad essere incollati.Una volta fissati, posso livellare per bene la superficie superiore, sulla quale poggerà la cornice marcapiano, anche questa leggermente in aggetto.Prima di questo ulteriore elemento, però, sarà necessario tornare a concentrarsi sulla struttura interna (volte, solai, pavimenti), giacché la crescita dei muri ne intralcerebbe la costruzione.La facciata per ora può attendere, e sfoggiare orgogliosa la sua bella fila di archetti in pietra...MATERIALI:ardesia, colla biancaSTRUMENTI:tenaglie, pinzette, carta abrasiva, seghetto, Dremel con set di punte diamantate, lime, livella, righello, punteruoloMISURE (in cm):blocco: 1,6 x 1,1 x 0,8archetto: luce 1,1; altezza 0,8; profondità 0,3PDRTJS_settings_5505122 = { "id" : "5505122", "unique_id" : "cos183", "title" : "Costruzione 183: Archetti pensili in pietra (2)", "permalink" : "" };
    Thursday 16th of October 2014 12:47:00 PM
  • Costruzione 182: Pavimento del piano nobile (1) - la soletta
    Con la posa del tavolato, la struttura del solaio in legno del fondaco e del loggiato risulta completata. Ora le due parti sono unite in un'unica grande superficie, che farà da base per il pavimento del salone.A differenza del piano ammezzato e dei piani superiori, questo livello verrà pavimentato in pietra, e per quanto riguarda il salone principale si tratterà di marmi policromi.Prima di tutto definisco con precisione il perimetro del vano con l'innalzamento dei muri, tenendo conto del fatto che a partire da questo piano la sezione delle pareti sarà leggermente inferiore a quella dei piani precedenti. Sulla facciata, inoltre, la presenza degli archetti pensili permetterà un leggero spostamento in aggetto del perimetro esterno, guadagnando spazio all'interno del locale.Tra il tavolato in legno e la pavimentazione lapidea sarà necessaria una soletta d'appoggio per le piastrelle, che è mia intenzione realizzare in cemento per avvicinarmi il più possibile ai materiali da costruzione reali. Trattandosi di uno strato molto sottile (1mm), prendo anche in considerazione l'idea di mescolare al cemento una certa quantità di colla vinilica per dare maggiore presa ed elasticità al composto. Precedenti tentativi di questo tipo però, non avevano dato buoni risultati, quindi lascio perdere la colla e preparo del semplice cemento (senza sabbia per ottenere una superficie più liscia), per poi applicarlo sul tavolato leggermente inumidito.Durante la posa del tavolato, avevo sistemato alcune assi di taglio per poterle usare in seguito come guide per il livellamento della soletta. In questo modo la superficie risulta divisa in tre settori indipendenti, accorgimento utile per limitare eventuali rotture. In realtà tutto questo servirà a ben poco visto che, come vedremo tra breve, l'operazione andrà ripetuta da capo.La superficie così creata risulta perfettamente liscia e uniforme, e sembra che il lavoro sia perfettamente riuscito. Purtroppo, nonostante il mio accorgimento di mantenere umido il cemento per consentirne l'asciugatura graduale, con uno spessore così ridotto si rivela inaffidabile. Lo strato di cemento appare sì resistente, ma toccandolo col dito mi rendo conto che non fa presa sul tavolato sottostante e tende a incurvarsi verso l'alto. La rottura della soletta una volta posato il pavimento (magari durante un trasporto o un semplice sobbalzo), rappresenta un rischio che non ho intenzione di correre.Decido di mettere alla prova la resistenza della superficie, e come volevasi dimostrare, la soletta si incrina sotto i leggeri colpi delle dita.Tanto vale spaccare tutto e ripartire da zero (o quasi, visto che la sezione centrale risulta più resistente e non si rompe, forse per via della sua estensione ridotta o per il tipo di legno diverso che ricopre quel tratto di solaio).L'originale composto col quale realizzerò la nuova soletta non prevede più l'utilizzo del cemento, ma un mix in parti uguali di colla vinilica e sabbia.Una volta ripulito il solaio dai resti di cemento, applico il nuovo "letto di malta" con la spatolina, ricoprendo tutta l'area del salone ad eccezione della suddetta fascia centrale.La stesura del materiale è un po' più difficoltosa rispetto al cemento, in quanto la colla tende ad attaccarsi agli strumenti e una volta formatasi la prima pellicola superficiale non può più essere ripianata con la spatola. Inoltre, asciugando tende a ritirarsi perdendo volume. Ne risulta una superficie meno liscia e perfetta, ma questa volta infinitamente più resistente.Di fatto, se adesso volessi rimuovere la soletta mi sarebbe impossibile senza asportare anche il tavolato in legno.Su un lato del salone è visibile una piccola area rettangolare nella quale inserirò la base del grande camino in pietra. Forse avrei potuto collocare anche quella sopra la soletta, ma per qualche motivo che neppure io ho ben chiaro mi sembrava più logico appoggiarla direttamente sulle assi. Comunque di quello parleremo più avanti, così come del pavimento vero e proprio, che inizio ad assemblare in separata sede per poi collocarlo in loco una volta completato. Ecco qua un piccolo assaggio...MATERIALI:ardesia, colla bianca, cemento, sabbiaSTRUMENTI:tenaglie, pinzette, carta abrasiva, seghetto, spatole, righelloMISURE (in cm):spessore soletta: 0,1perimetro salone: 14,2 x 32PDRTJS_settings_5505122 = { "id" : "5505122", "unique_id" : "cos182", "title" : "Costruzione 182: Pavimento del piano nobile (1) - la soletta", "permalink" : "" };
    Tuesday 7th of October 2014 05:04:00 PM
  • Costruzione 181: Balconata lignea (1) - mensole di sostegno
    Con il completamento del falso loggiato e il consolidamento del muro, posso iniziare ad occuparmi della balconata in legno. In precedenza avevo già effettuato una veloce prova per verificare le misure delle travi, ora si tratta semplicemente di tagliare i pezzi e collocarli al loro posto.I sostegni della struttura sono rappresentati principalmente dalle travi a sbalzo inserite nella muratura e da travetti obliqui più sottili (saettoni) che poggeranno sulle mensole in pietra.Il tutto verrà poi unificato dalla travettatura longitudinale e dalle assi.La maggiore difficoltà nella progettazione della balconata è fare in modo che il piano di calpestio risulti allo stesso livello del primo piano. Il pavimento del balcone sarà composto di semplice tavolato, quindi rispetto al solaio (che presenta anche la soletta e il rivestimento in marmo) avrà uno spessore ridotto. Se poi alla fine dovrò compensare le altezze con uno scalino, poco male, l'importante è che lo sfasamento non sia eccessivo.Avevo già inserito in un precedente post uno studio della balconata rispetto al falso loggiato, ma l'aspetto finale che dovrebbe acquistare la struttura in relazione all'intero edificio lo si apprezza meglio in quest'altro disegno più recente, che per l'occasione pubblico in formato più grande:Come al solito, a costruzione ultimata alcuni dettagli potranno risultare diversi, ma diciamo che l'intenzione di base è quella.Per prima cosa posiziono le travi orizzontali, che saranno cinque e non sei (come il numero di mensole potrebbe far pensare). Di fatto l'ultima mensola sulla destra resterà inutilizzata, per le ragioni che spiegherò più avanti. L'estremità esterna di ogni trave presenta una semplice rastrematura concava, realizzata con la lima rotonda.Dopo aver verificato il corretto posizionamento delle travi, è la volta dei saettoni che le bloccheranno definitivamente impedendo possibili cedimenti a causa del peso. Più è stretto l'angolo tra la parete e il sostegno, più alta sarà la resistenza della struttura. Nel mio caso l'angolo sarà piuttosto ampio, per via della breve distanza tra le travi e le mensole in pietra. Anche volendo, mi sarebbe stato impossibile abbassare ulteriormente le mensole a causa della presenza degli archetti.Mi correggo, sarebbe stato possibile se avessi progettato gli archetti in modo tale da convertire gli stessi piedritti del loggiato in mensole per la balconata, ma a questo punto sarebbe follia demolire tutto per guadagnare un centimetro in più...Ciò cui accennavo prima a proposito dell'ultima mensola, riguarda la balconata nella sua interezza, considerando anche le parti che esulano dal mio attuale progetto. Idealmente infatti, il balcone non si limita alla facciata laterale del piano nobile, ma prosegue sul lato posteriore dell'edificio adiacente, mettendo in comunicazione i due blocchi e creando un angolo in aggetto sul cortile interno.Questo mi porta a studiare il posizionamento di una trave d'angolo, sorretta da un apposito saettone, che a questo punto necessiterà di una nuova mensola.Quella vecchia resterà al suo posto come testimonianza del cambio di progetto, in quanto la sua presenza non intralcia il nuovo supporto.Ora, finalmente, tutte le travi sono in posizione e pronte a sostenere il peso della balconata...MATERIALI:legno, colla bianca (unione travi-muro), colla da contatto (tra legno e legno)STRUMENTI:pinzette, carta abrasiva, seghetto, lime, righello, cutter, livella a bollaMISURE (in cm):travi a sbalzo - lunghezza tot.: 5,7; aggetto: 3,3; sezione: 0,5 x 0,5;saettoni - lunghezza: 3,5; sezione: 0,4 x 0,4; angoli: 30°/60°/90°;distanza fra le travi: 2distanza fra le mensole e le travi: 2,8PDRTJS_settings_5505122 = { "id" : "5505122", "unique_id" : "cos181", "title" : "Costruzione 181: Balconata lignea (1) - mensole di sostegno", "permalink" : "" };
    Wednesday 24th of September 2014 10:38:00 AM
  • Costruzione 180: Muri in pietra (5) e catene composte
    In questo post farò un breve riepilogo della situazione per quanto riguarda la muratura della Domus, recuperando alcune foto scattate durante la costruzione e che sono rimaste inutilizzate.In seguito descriverò anche l'inserimento di nuove catene al livello del primo piano.Uno degli elementi che finora si è visto solo di sfuggita e sul quale non ho speso molte parole, è il muro tronco che parte dal fianco laterale destro.Questo accenno di muratura divide in due parti ben distinte il prospetto, delimitando quella che è la facciata che dà sul cortile interno (a sinistra) dalla porzione di muro liscia e senza aperture - tranne per l'arcata del portico - che coincide con l'intercapedine posta tra la Domus e l'edificio adiacente (a destra).Il profilo di questo muro è volutamente irregolare, per mettere in evidenza la struttura a blocchi dei paramenti e la sua composizione interna (ghiaia e cemento). In un primo momento avevo pensato di abbozzare in questo modo anche tutto il lato posteriore della Domus, in quanto su quel lato l'edificio prosegue idealmente e si unisce ad altri corpi abitativi. Infine ho deciso per una chiusura artificiosa ma che rende la sezione verticale più netta e di chiara lettura.Un altro muro che va lentamente crescendo è quello della torre, sia sul versante esterno che su quello interno, dove resta chiaramente distinguibile dal resto della muratura per via del materiale usato (pietre dure invece di ardesia) e della superficie più irregolare.Nonostante il lavoro all'interno del fondaco sia pressoché completato, ho avuto modo di effettuare piccole modifiche e ritocchi là dove i giunti tra le pietre erano rimasti imprecisi. Ad esempio nei punti d'unione del muro con le arcate in mattoni.Per quanto riguarda le catene invece, dopo le prime inserite all'altezza del piano ammezzato, è la volta di collocarne altre due al livello del primo piano.Una di esse corre lungo tutta la facciata, mentre l'altra attraversa l'edificio a metà della sua lunghezza, appunto tra la torre ed il muro tronco.Trattandosi di lunghezze eccessive per una semplice catena, in questo caso realizzerò due catene composte, formate da due segmenti uniti fra loro all'interno della muratura.Il modello di riferimento lo prendo dal "Manuale del recupero di Genova antica", una sorta di bibbia che non mi abbandona mai nella realizzazione del mio progetto.I due segmenti hanno terminazioni ad anello (detti "occhi") nei quali viene inserito un paletto in ferro che ne impedirà lo scorrimento.La prima catena risulterà visibile all'interno del magazzino, attraversando la volta di copertura davanti alla finestra frontale (foto in basso a destra), mentre nel resto del percorso resterà nascosta dalla soletta del pavimento.La seconda (qui sotto) passerà sopra la porta del magazzino ma sarà interamente inglobata dalla muratura, restandone visibile un solo bolzone sul paramento esterno della torre. Anche all'altra estremità infatti, terminerà con un paletto interno per non intralciare la struttura della balconata in legno.E con questo è tutto anche per questa volta. Vi lascio con una vista paoramica del piano nobile, che di nobile non ha ancora molto, mancando il pavimento e gli archetti di contorno... ma già si intravede un elemento che sarà caratteristico di questo livello ed al quale ho già accennato parlando del cortile interno...MATERIALI:ardesia, pietre, filo di ferro, colla biancaSTRUMENTI:tenaglie, pinzette, carta abrasiva, seghetto, martello e incudinePDRTJS_settings_5505122 = { "id" : "5505122", "unique_id" : "cos180", "title" : "Costruzione 180: Muri in pietra (5) e catene composte", "permalink" : "" };
    Wednesday 10th of September 2014 11:15:00 AM
  • Costruzione 179: Archetti pensili in pietra (1) - le mensole
    A livello urbano, gli archetti pensili rappresentano a tutt'oggi uno degli elementi medievali più facilmente osservabili passeggiando per la città, insieme all'alternanza di pietra bianca e nera e alle aperture dei portici (laddove ripristinati). Visto che tutto sommato la costruzione sta procedendo in modo abbastanza regolare lungo tutto il perimetro, posso finalmente cimentarmi nella costruzione di questi elementi, caratteristica presente nella facciata della Domus sin dai primissimi studi.In questa prima parte vedremo la posa delle mensole, che non presenta grandi difficoltà se non quella di mantenere distanze regolari tra i pieni e i vuoti sui quali si installeranno gli archetti veri e propri.Le suddette mensole sono ricavate da singoli blocchi di ardesia leggermente smussati sul lato visibile, inseriti all'interno della muratura per almeno 4/5 della loro lunghezza totale.La posa inizia dall'archetto direttamente soprastante la chiave dell'arcata maggiore, allargandosi poi fino alle estremità della facciata. Questo fa sì che venga mantenuta una certa simmetricità rispetto all'arcata stessa, che è poi l'elemento principale di tutto il prospetto.La striscia di archetti continua sul vicolo laterale fino all'incontro con la muratura della torre, lasciando più spazi "pieni" in prossimità dello spigolo.  Qui la mensola è continua e formata da più blocchi affiancati, di cui uno angolare.Dopo una prima posa provvisoria, stabilisco in 22 il numero totale degli archetti: 14 sulla facciata principale e 8 sul vicolo laterale.Una volta fissate le mensole con la colla, inserisco negli spazi corrispondenti allo "sfondato", dei blocchi di uguale larghezza, completando così il perimetro del muro fino a questo livello.A questo punto il muro è pronto per la posa degli archetti veri e propri, cosa che si presenta piuttosto elaborata e pure alquanto noiosa, dovendo riprodurre per ben 22 volte lo stesso pezzo. Se potessi fare copia-incolla con Photoshop...Ma no, che dico! La caratteristica principale del mio progetto è proprio la manualità con cui viene realizzato ogni singolo pezzo... Certo, magari con il primo farò un po' di fatica, forse il secondo non verrà proprio uguale e dovrà essere scartato... ma da un certo punto in poi sono sicuro che andrà sempre meglio.No?MATERIALI:ardesia, colla biancaSTRUMENTI:tenaglie, pinzette, carta abrasiva, seghetto, spatolina, livella, righelloMISURE (in cm):mensola: 0,6 x 0,6 x ±1,5spazio tra le mensole (luce archetti): 1,1altezza dal suolo del portico: 19,5PDRTJS_settings_5505122 = { "id" : "5505122", "unique_id" : "cos179", "title" : "Costruzione 179: Archetti pensili in pietra (1) - le mensole", "permalink" : "" };
    Thursday 28th of August 2014 10:57:00 AM
  • Costruzione 178: Finestre del magazzino (2) e seconda testa leonina
    L'argomento principale di questo post sono le finestre del magazzino (delle quali ho iniziato ad occuparmi qui), ma accennerò brevemente anche alla seconda testa leonina, realizzata allo stesso modo della prima e collocata all'opposta estremità della facciata.Non che ci sia molto da dire, visto che il procedimento è identico alla precedente. Sempre di leone si tratta, anche se la foggia in cui è scolpito appare distinta. Forse è diversa la provenienza (l'altra veniva da Costantinopoli) o è stata scolpita appositamente da maestranze locali per accompagnare la prima. In città a quell'epoca era attivo un gruppo di artisti pisani, quindi è probabile che questo pezzo sia uscito dalla loro bottega...Comunque sia, adesso il suo sguardo minaccioso si allunga sul vicolo sottostante, lasciando intendere a tutti i passanti che con chi abita in questa casa c'è poco da scherzare.Cosa accade invece svoltando l'angolo del palazzo?Le due finestre del magazzino che si affacciano sul vicolo laterale si stanno arricchendo degli stessi elementi presenti in facciata: le colonnine in marmo e gli architravi.Come ho già detto, non si tratta di vero e proprio marmo ma di pietra artificiale, tagliata e lavorata a mano.Queste due finestre, inizialmente identiche per forma e dimensioni, vengono completate in modo differente per quanto riguarda gli infissi.La prima (quella più vicina allo spigolo) presenta lo stesso telaio a due battenti, che questa volta, vista la precedente esperienza, riesco a montare senza troppi problemi;La seconda, invece, è dotata di battenti esterni, ispirandosi direttamente ad una ricostruzione di Viollet-LeDuc incontrata nel libro "Castles and warfare in the Middle Ages".Si tratta ovviamente di un tipo di infisso pensato in modo specifico per opere militari, con caratteristiche atte alla difesa e all'uso della balestra. (studi dei due modelli di infisso)Che senso ha quindi una struttura del genere all'interno di un palazzo cittadino?Come forse ho già avuto modo di dire, la città di Genova nel medioevo era suddivisa in piccole piazzeforti appartenenti a questa o quella famiglia (o ai cosiddetti "Alberghi", ovvero consorzi di famiglie unite per ragioni politiche e commerciali), che tendevano ad essere in continuo conflitto tra loro, arrivando spesso allo scontro armato per le vie della città. Ogni Albergo quindi tendeva ad avere una struttura architettonica tale da poter essere facilmente difendibile da attacchi esterni.Ora, ipotizzando che dal vicolo laterale della Domus parta un caruggio in direzione di un agglomerato urbano "nemico", è logico che i proprietari vogliano rinforzare le difese di quelle aperture che si affacciano direttamente sulla via. Da qui l'uso di elementi di ingegneria militare.(Detto tra noi, in realtà volevo semplicemente realizzare qualcosa di diverso :D).Ma vediamo nel dettaglio la costruzione della finestra.Il sistema di movimentazione dei battenti è dato dalla rotazione delle traverse superiori, che fuoriescono dai montanti andando a poggiare su apposite guide in ferro immorsate nel muro.Inizialmente parto con l'idea di costruire un unico telaio, ma nella pratica il battente risulterebbe troppo grande e pesante, così decido di seguire in modo più fedele gli studi e taglio in due il telaio, ottenendo uno sportello superiore più piccolo e adatto all'osservazione ed uno inferiore di maggiori dimensioni. Il secondo passo è l'inserimento del tavolato esterno, delle traverse oblique e delle bandelle in ferro, che hanno il compito di rinforzare e sostenere tutto il telaio mobile.Infine è la volta dei sostegni, che vengono inseriti nel muro dopo aver affettuato alcuni fori con Dremel e fresa diamantata.L'aspetto finale della finestra è piuttosto massiccio, e contrasta con la presenza della colonnina, elemento tutto sommato di disturbo ad eventuali azioni guerresche.E' possibile che questi battenti vengano montati solo in caso di reale pericolo, un po' come accade per le strutture in legno dei castelli, approntate in tempi brevissimi quando giunge notizia di un nemico in avvicinamento...Il committente intanto verifica il funzionamento degli infissi e sembra soddisfatto del risultato.Mancano ancora i paletti di sostegno e una mano di vernice, ma come protezione dai dardi nemici è già più che valida...MATERIALI:legno, fil di ferro, colla bianca, colla da contattoSTRUMENTI:tenaglie, pinzette, carta abrasiva, lime, cutter, incudine e martelloMISURE (in cm):battente superiore: 2,4 x 1,4battente inferiore: 2,4 x 1,8spessore: 0,3sporgenza traverse: 0,5PDRTJS_settings_5505122 = { "id" : "5505122", "unique_id" : "cos178", "title" : "Costruzione 178: Finestre del magazzino (2) e seconda testa leonina", "permalink" : "" };
    Monday 11th of August 2014 11:24:00 AM
  • Costruzione 177: Volte del magazzino (1) - centinatura
    Il perimetro del magazzino ha raggiunto da tempo l'altezza idonea per l'inserimento delle volte di copertura, anche se le due finestre della facciata laterale risultano ancora incomplete.Anche gli interni non sono ancora pronti per la chiusura definitiva, ma intanto mi pongo il problema di come realizzare la centinatura per queste volte in mattone, che risultano un po' più complesse rispetto a quelle dei sotterranei.Il vano principale sarà coperto da una lunga volta a botte, sulla quale si innesteranno altre volte più piccole in corrispondenza delle finestre e del portello di carico. Il supporto quindi deve tenere conto di questi incastri per facilitare la giusta disposizione dei mattoncini.L'idea, da subito, è quella di realizzare le centine in cartone sfruttando la curvatura dei rotoli per la carta igienica, tutto sommato simile a quella delle volte. Assemblando un parallelepipedo con del cartone ondulato e un "tramezzo" in cartoncino che raggiunge l'intradosso della volta centrale, ottengo una struttura che ricalca il perimetro esatto del magazzino.Lo stesso faccio poi per ogni nicchia laterale, questa volta soltanto con cartoncino sottile.La superficie curva, come detto, è realizzata con due segmenti tubolari, che vengono adattati alla nuova curvatura ed incollati alla struttura precedente.L'innesto degli spicchi laterali, invece, è quello che mi crea più problemi. Uno dei quattro bracci è realizzato inserendo un altro segmento curvo che combacia con la volta principale. Quest'operazione però si rivela piuttosto complicata e avrebbe bisogno di una preparazione maggiore a livello di disegno. Per semplificarmi le cose e rendere il tutto più pratico, decido di completare gli altri tre con la plastilina.In questo modo riesco a gestire meglio gli incastri, ottenendo una struttura più fedele al profilo delle volte.Quando ho completato il supporto, posso rimuoverlo dalla Domus e procedere alla posa dei mattoni in tutta comodità, usando l'ultima scorta di mattoncini in Das. Questa parte del lavoro infatti, è precedente all'introduzione dei mattoncini in cotto e verrà completata secondo il vecchio metodo.Partendo dalla spina centrale della volta, incollo le prime file di mattoni fino a formare una doppia croce...(...per il resto, ci vuole ancora un po' di pazienza!)MATERIALI:scatola di cartone, rotoli carta igienica, cartoncino, colla da contatto, plastilinaSTRUMENTI:forbici, compasso, matita, righello, spatolinaMISURE (in cm):perimetro interno: 5,9 x 13,4vani finestre: 1,5 x 3,9vano sportello: 1,5 x 3 PDRTJS_settings_5505122 = { "id" : "5505122", "unique_id" : "cos177", "title" : "Costruzione 177: Volte del magazzino (1) - centinatura", "permalink" : "" };
    Wednesday 16th of July 2014 10:18:00 AM
  • Costruzione 176: Archetti pensili in mattoni
    Ecco il primo uso pratico dei mattoncini realizzati con il nuovo sistema Domus®.Tra il livello del piano terreno / piano ammezzato ed il primo piano, la facciata sarà interamente attraversata da una serie di archetti pensili che avranno una funzione pratica oltre che decorativa. Da quel punto in poi, infatti, il perimetro esterno si estenderà leggermente in aggetto sulla via pubblica, mentre lo spessore delle pareti si andrà riducendo.In questo modo la sezione centrale del muro continuerà a svolgere la sua funzione portante, ma decentrandosi un poco per guadagnare spazio negli ambienti interni.Negli edifici più poveri questo veniva ottenuto anche con mensolature in legno che reggevano facciate a volte in aggetto perfino di un metro, come si vede ancora in molte strutture medievali esistenti in Italia e nei paesi europei. A Genova non è sopravvissuto nessun esempio di questo tipo, in quanto la città si è andata progressivamente "arricchendo", sostituendo quindi le strutture in legno con nuove murature in pietra e mattoni. Queste sono molto più durevoli (sono ancora oggi gli elementi medievali più facili da individuare per chi visita la città) ma permettono un aggetto di minore portata. Inoltre, dal punto di vista legislativo, si è cercato con il tempo di limitare questa prassi costruttiva, che riduce l'apporto di luce e la vivibilità degli spazi pubblici, già di per sé molto angusti.Tutti gli archetti pensili della Domus saranno realizzati in pietra con l'eccezione di quelli sopra l'ingresso secondario, che saranno in tecnica mista pietra/mattone.Gli elementi in pietra sono le mensole, che si immorsano nella muratura per due terzi della loro lunghezza ed hanno una forma leggermente arrotondata nella parte visibile. Le mensole sono collocate a distanza regolare una dall'altra (1cm) e faranno da base per i quattro archetti che adesso andrò a costruire.Gli elementi in mattoni sono, appunto, gli archetti, che hanno una forma vagamente ogivale (anche se in alcuni casi sono a tutto sesto).Per il loro assemblaggio disegno il profilo dell'arco su un cartoncino ed inizio ad incollare i mattoni opportunamente adattati in una forma trapezoidale che mi permetta di creare la giusta curvatura.Non mi preoccupo molto se alcuni mattoni fuoriescono più di altri, perché una volta che la colla sarà asciutta procederò a rifinirli con la carta vetrata e le superfici verranno pareggiate. Almeno, questo è quello che ho sempre fatto con i mattoncini in Das ed inizialmente uso lo stesso metodo con quelli in cotto. Il problema è che una volta pareggiati i mattoni, lo strato di colla tende a risultare troppo visibile all'esterno e risulta difficile da rimuovere, per cui più avanti cercherò di limitare questo sistema, lasciando ai mattoni un aspetto meno levigato.Completati gli archetti, posso posizionarli sulle mensole e comprovare o aggiustare le misure.I realtà gli archetti andrebbero immorsati nella parete in mattoni per parte della loro lunghezza. Io per non complicarmi troppo la vita li "appoggio" soltanto, ma sappiate che se volete essere tecnicamente corretti, le teste dei mattoni vanno alloggiate all'interno del muro di almeno un terzo, un po' come accade per le mensole.Il passo successivo è quello del rinfianco, in cui si inglobano gli archetti nel paramento esterno.A partire dall'attuale livello la facciata di questo tratto di edificio sarà interamente in mattoni, ragione per cui ho optato per sperimentare questa tecnica invece della pietra (che avremo modo di vedere ampiamente su tutto il resto della facciata).Altri archetti in mattoni non ve ne saranno, se non alla sommità della torre. Quando arriverò a costruirle quelli, questi li avrete già dimenticati... Adesso che la struttura esterna è completata, procedo con la riempitura dei giunti. Potrei farlo più avanti, ma una volta che avrò inserito la cornice in pietra potrebbe risultare più difficile ripulire le superfici dal cemento, quindi me ne occupo ora.Purtroppo in questa fase ho fatto male i miei calcoli, realizzando una boiacca troppo spessa e lasciandola asciugare sul muro. Questo ha reso più complicata la ripulitura, obbligandomi a levigare ulteriormente le superfici con l'aggravante che uno degli archetti risulta danneggiato. Inoltre, lo scopo finale risulta vano, giacché i giunti appaiono riempiti solo in parte.Dovrò ripetere l'operazione con una boiacca più liquida e poi procedere al restauro... MATERIALI:ardesia, mattone, colla bianca, cementoSTRUMENTI:tenaglie, pinzette, carta abrasiva, seghetto, lime, pennelloMISURE (in cm):poi le prendo...PDRTJS_settings_5505122 = { "id" : "5505122", "unique_id" : "cos176", "title" : "Costruzione 176: Archetti pensili in mattoni", "permalink" : "" };
    Wednesday 2nd of July 2014 10:34:00 AM
  • Costruzione 175: Mattoncini in argilla
    Il post in assoluto più visitato di questo blog è sicuramente quello relativo alla fabbricazione dei mattoncini con il Das. Diciamo che, per quanto riguarda i motori di ricerca, è un po' il mio cavallo di battaglia.Nonostante questo, fin dall'inizio la scelta del Das come materiale fu quasi obbligata, non avendo a disposizione le attrezzature necessarie per realizzare i mattoncini in argilla (come avrei voluto).L'uso di questo surrogato ha sempre rappresentato una pecca nella mia continua ricerca di materiali il più possibile vicini a quelli "originali", anche se finora si è dimostrato efficace e di facile applicazione.Da tempo stavo valutando la possibilità di realizzare i mattoncini in modo differente, testando diversi materiali e tecniche. Una delle prove portate a termine (quasi) con successo, è rappresentata appunto dall'uso dell'argilla artistica, di cui acquistai un pacchetto da mezzo chilo.Il metodo tradizionaleLa tecnica in realtà è esattamente la stessa utilizzata con il Das: sulla tavoletta di parquet con mattarello, squadra e spatola. Ciò che cambia sono i tempi di asciugatura (leggermente più lunghi) e, appunto, il materiale usato.I mattoncini in argilla si presentano più lisci e dagli spigoli più netti rispetto a quelli in Das, che assumono un aspetto che definirei "pastoso". In generale, questi assomigliano molto di più a veri mattoni nuovi di fabbrica.Fin qui tutto bene. Poi, non disponendo di un forno adatto, ho voluto verificare la possibilità di utilizzare altri metodi di cottura, in particolare la tecnica con forno a segatura. Il mio (patetico) tentativo, portato a termine utilizzando un vecchio vaso come forno, non ha dato risultati degni di pubblicazione. Inoltre, in questo modo, il colore dei mattoncini veniva eccessivamente alterato dal processo di cottura.Di conseguenza, pensai di impiegare i mattoncini così com'erano, trattandosi comunque di una struttura non pensata per essere esposta alle intemperie.Nelle mie intenzioni, le arcate del fondaco sarebbero state i primi elementi della Domus costituiti da mattoncini in argilla. La resistenza di questi mattoncini crudi era paragonabile a quella dei loro cugini in Das. La prova sul campo, però, ha messo in evidenza il loro punto debole.Probabilmente a causa della superficie così liscia, la colla non fa buona presa, allungando esageratamente i tempi di asciugatura e risultando debole perfino una volta secca. L'arco così composto si disfa troppo facilmente, impedendo il proseguimento dei lavori.Ecco dunque qual era il pregio del Das: la capacità di assorbire l'umidità della colla grazie alla sua porosità facilitava l'assemblaggio dei pezzi rendendo il tutto più resistente in tempi brevissimi!Comunque, diciamo che avendo a disposizione un normale forno per terracotta, questo appena descritto sarebbe il metodo "normale" per ottenere dei buoni mattoncini in cotto.Il metodo DomusGiuseppe Verdi, Don Camillo, Michelangelo Buonarroti e la teoria dei frattali hanno contribuito in egual misura allo sviluppo di questo nuovo metodo per la realizzazione dei mattoncini.Per quanto riguarda i primi due, ne ho già parlato in un recente post. La facilità con cui la scheggia di mattone della chiesa di Roncole si è convertita in vari mattoncini in miniatura, ha messo in moto un meccanismo mentale che trova il suo naturale sbocco nell'elaborazione di questa legge fondamentale della modellistica: "Ogni mattone contiene al suo interno un numero variabile di mattoncini più piccoli, proporzionalmente alla scala di riduzione del modello originale"Questa enunciazione si riallaccia direttamente alla definizione di "frattale", ovvero un "oggetto geometrico che si ripete nella sua forma allo stesso modo su scale diverse, mantenendo lo stesso aspetto anche se visto con una lente d'ingrandimento". E in tutto questo come entra Michelangelo?Semplicemente per via del procedimento con cui otteniamo i mattoncini, cioè per sottrazione di materia. L'azione del levare è quella che ci porta ad estrarre i mattoni dalla materia prima, al contrario del mettere che ha dato come risultato tutti i mattoncini realizzati fino ad ora.Ma vediamo cosa significa questo nella pratica:Prima di tutto, recuperiamo un bel mattone pieno da qualche vecchio edificio in rovina. Basta guardarsi un po' intorno e non sarà difficile trovare case abbandonate o in demolizione (senza per forza andare a togliere materiale dalla casa del vicino, che poi rischia di cadere sporcandoci il giardino).Questa sarà la materia prima per i nostri mattoncini. Prima di poter procedere alla lavorazione, però bisognerà assicurarsi che il materiale sia ben asciutto lasciando il pezzo esposto al sole per qualche giorno o se il tempo è piovoso, scaldandolo su una stufa. In questo modo elimineremo tutta l'umidità in esso contenuta, cosa facilmente rilevabile tramite la notevole diminuzione di peso del mattone.Ora che il materiale è pronto, si può procedere al taglio. Io uso una normale sega per legno, in quanto ho verificato che questo tipo di argilla è piuttosto tenero e questo mi permette di evitare grandi polveroni. Non tutti i mattoni hanno la stessa durezza, comunque, e potrebbero essere necessari altri mezzi più efficaci. I mattoni antichi sono quelli più porosi e che si prestano meglio ai nostri scopi.Le fette così ottenute andranno poi tagliate in strisce, e queste potranno essere segmentate in piccoli parallelepipedi con l'uso delle tenaglie.Ognuno di questi blocchetti, opportunamente sagomato sulla carta vetrata, diventerà UNO dei nostri mattoncini.Eh sì, è un metodo decisamente più lento rispetto a quello della tavola e c'è un notevole spreco di materiale, sia nella fase di taglio che di rifinitura, ma secondo me il risultato vale assolutamente la pena. Adesso non otterremo più delle semplici imitazioni in Das di mattoni da costruzione, ma dei veri mattoni in cotto, ben stagionati, e che per giunta provengono dal riuso di autentici materiali da costruzione. Cosa potremmo chiedere di più?Per quanto riguarda la praticità d'uso, effettivamente i tempi di asciugatura della colla sono un po' più lunghi rispetto al Das, ma una volta che questa è secca le strutture risultano ben resistenti.Come per gli altri mattoncini, con la carteggiatura si possono ottenere diverse forme, utili per la realizzazione di elementi speciali quali archi, volte, ecc.Giusto perché vi facciate un'idea, ecco qui il primo utilizzo pratico dei nuovi mattoncini nella costruzione della Domus:Il resto, lo vedremo strada facendo...MATERIALI:argilla, vecchi mattoni, colla biancaSTRUMENTI:tenaglie, pinzette, carta abrasiva, sega MISURE (in cm):In media 0,2 x 0,4 x 0,6PDRTJS_settings_5505122 = { "id" : "5505122", "unique_id" : "cos175", "title" : "Costruzione 175: Mattoncini in argilla", "permalink" : "" };
    Monday 2nd of June 2014 12:50:00 PM
  • Pietre famose 2: Chiesa di San Michele Arcangelo a Roncole Verdi (Parma)
    E' arrivato il momento di inserire nella muratura della torre un'altra pietruzza di nobili origini.Come già avevo anticipato nel precedente post, questa volta la provenienza è italianissima.Il 1° maggio 2012 mi trovavo a Roncole Verdi insieme ad altri autori per presentare il quarto volume del "Don Camillo a fumetti" (se volete saperne di più vi rimando al sito dell'editore ReNoir). Il luogo era alquanto suggestivo, trattandosi della casa-museo di Giovannino Guareschi, autore della famosa serie di racconti con protagonisti appunto Don Camillo e l'onorevole Peppone.Dopo la presentazione (e un lauto pranzo), fu d'obbligo una visita di gruppo alla tomba del Guareschi, quasi a voler chiedere l'approvazione del maestro per il lavoro che stavamo operando sui suoi personaggi.Per raggiungere il cimitero, che si trova a pochi metri dalla casa e dal ristorante, dovemmo costeggiare la chiesa parrocchiale.Ora, Roncole Verdi non è un vero e proprio paese con un centro ben delineato. Si tratta più che altro di un gruppo di case più o meno sparse in mezzo ai campi ed unite dalla strada che va verso Busseto (in provincia di Parma). Una di queste case, nel 1813 vide nascere un altro personaggio illustre che finì per aggiungere il suo nome a quello della frazione originale ("Le Roncole"). Sì, avete indovinato: sto parlando di Giuseppe Verdi, il celebre compositore.Gruppi di turisti e bandierine tricolori appese ad ogni finestra stavano lì a ricordare quell'evento.Mentre ci avvicinavamo al cimitero, il nostro anfitrione ci raccontava come, durante gli anni dell'infanzia, il maestro frequentasse la parrocchia di San Michele Arcangelo ed apprendesse i primi rudimenti di musica dall'anziano parroco, esercitandosi sull'organo della chiesa. Un luogo insomma, in cui aveva avuto inizio qualcosa di importante. Una sorta di simbolo. E a me piacciono i simboli.L'edificio, interamente in mattoni, è ben conservato, ma come gli uomini che con l'età perdono i capelli, così le vecchie chiese perdono qualche briciola del paramento esterno. Alla base dei muri era possibile trovare piccole schegge di mattone o intonaco, e questo non poteva certo passare inosservato ai miei occhi. Misi in tasca un paio di frammenti e li portai con me con l'intenzione di inserirli nella Domus.In quel momento la costruzione si trovava alla base del piano ammezzato. Uno degli spigoli esterni della torre presentava una strana rientranza, per via di una pietra leggermente irregolare. Per il resto il blocco era perfetto, quindi pensai di riempire il vuoto con un sasso più piccolo o con qualche mattoncino. Poi ricordai i frammenti di Roncole, e con questi creai alcuni mattoncini su misura.L'effetto finale sembra il risultato di un restauro su una struttura antica, in cui le pietre originali sono state integrate con mattoni in cotto. E questa volta sono in cotto per davvero invece che di Das!A posteriori, questo fornirà il precedente per lo sviluppo di una nuova tecnica di realizzazione dei mattoncini... Ma di questo parlerò nel prossimo articolo!MATERIALI:frammenti di mattone, colla bianca, cementoPDRTJS_settings_5505122 = { "id" : "5505122", "unique_id" : "roncole", "title" : "Pietre famose 2: Chiesa di San Michele Arcangelo a Roncole Verdi (Parma)", "permalink" : "" };
    Sunday 25th of May 2014 11:57:00 AM
  • Costruzione 174: Scala in pietra (5) e solaio dell'ingresso laterale
    In questo post porterò avanti tre diversi elementi che in questa fase della costruzione si intersecano tra loro rendendo difficile un approccio più selettivo. Sto parlando della torre, della rampa in pietra che raggiunge il primo piano e del solaio dell'ingresso laterale.Tanta roba, ma vediamo di affrontarla con ordine:Sulla torre c'è poco da dire: ha continuato a crescere seguendo i muri perimetrali e inglobando al suo interno le barre filettate che le fanno da scheletro, integrate in alcuni punti da strutture in filo metallico. Il paramento esterno è composto dal solito ghiaione raccolto nei giardini pubblici (oltre a qualche pezzo più "nobile" tipo questo), mentre la superficie interna è fatta di ardesia come tutti i muri in pietra della Domus.Al suo interno, la scala raggiunge un pianerottolo intermedio sul quale si apre la porta del magazzino, raggiungibile tramite altri tre piccoli scalini.Girato l'angolo, un'altra rampa che poggia sulle arcate di copertura di quella sottostante, sale verso il primo piano.Questa sarà l'ultima lunga rampa in pietra, in quanto a partire dal piano superiore le scale saranno interamente in legno. Mano a mano che si sale cambiano i materiali e la struttura si alleggerisce. Anche lo spessore delle pareti diminuirà sensibilmente, ma questo lo si noterà prima sui muri perimetrali dell'edificio.La torre per il momento è ancora formata da grossi blocchi e muri piuttosto massicci.Quelli che nella foto qui sopra definisco gli "ultimi scalini" non saranno in realtà proprio gli ultimi. La storia di questo tratto di scala è piuttosto travagliata, in quanto avendo alzato il vano d'ingresso in corso d'opera per poter posizionare l'architrave romano, la rampa dovrà allungarsi superando la muratura d'appoggio.Come risolvere questo problema?Inizialmente, trattandosi di una sporgenza minima, pensavo di lasciare l'ultimo scalino visibile dall'interno dell'ingresso senza nessun tipo di supporto. Una soluzione non elegante ma tutto sommato accettabile (il pezzo risulta comunque immorsato nella parete esterna e poggia sul gradino inferiore).Poi però il numero dei gradini in aggetto è aumentato, e mi sono visto costretto ad intervenire per sostenere il peso della scala. Tagliando il muro sottostante, quindi, ho inserito una doppia mensola in pietra ......che in seguito è diventata tripla.A questo punto il perimetro dell'ingresso laterale era ben definito e ho potuto montare la struttura del solaio, che è stato riadattato alle nuove misure.Fra la terza mensola e i due blocchi che formano la sommità della scala, ho ricavato gli scassi in cui si inseriscono i due travetti più corti del solaio. Gli altri entreranno direttamente nei muri come quelli del fondaco.La particolarità di questo solaio sarà però rappresentata dalla decorazione. Volendo ottenere un effetto un po' più ricco rispetto all'ambiente del fondaco, nasconderò l'intradosso del tavolato con delle strisce di intarsio in legno acquistate in un negozio di bricolage. Il disegno è molto semplice, ma è sufficiente a dare a questo soffitto un aspetto molto più "nobile".Il solaio viene poi verniciato e bloccato definitivamente dalla crescita dei muri. Anche in questo caso il pavimento del piano superiore sarà in piastrelle, probabilmente con lo stesso disegno a scacchi del piano ammezzato. Il peso aggiuntivo non sarà però un problema, essendo la luce da coprire piuttosto limitata.Con questo, salvo successive aggiunte, l'ingresso laterale è terminato.Ah certo, manca ancora la porta d'accesso al fondaco... chissà perché la sto lasciando tanto indietro?Vabbe', per ora all'interno non c'è ancora nulla di valore, ma dovrò occuparmene al più presto!MATERIALI:ardesia, ghiaia, filo metallico, colla bianca, legno, intarsio in legno, colla da contatto, smalto trasparente,STRUMENTI:tenaglie, pinzette, carta abrasiva, seghetto, cutter, livella, pennello, Dremel, pazienzaPDRTJS_settings_5505122 = { "id" : "5505122", "unique_id" : "cos174", "title" : "Costruzione 174: Scala in pietra (5) e solaio ingresso laterale", "permalink" : "" };
    Saturday 10th of May 2014 10:22:00 AM
  • Costruzione 173: Portone laterale (2) - infissi e completamento muratura
    Abbiamo lasciato la costruzione del portone laterale al momento dell'inserimento delle mensole e del fregio romano che svolge il ruolo di architrave. Ora volgiamo il nostro sguardo all'interno, dove è arrivato il momento di montare il portone vero e proprio.La costruzione dell'infisso inizia dal telaio, formato da montanti e traversi rinforzati diagonalmente da quattro traversi obliqui. I montanti esterni sono prolungati oltre i traversi superiori ed inferiori e arrotondati alle estremità per permetterne la rotazione all'interno delle guide.Un primo tavolato (orizzontale) ricopre la superficie esterna, formando anche la battuta di chiusura, mentre quella interna sarà rifinita da lunghe tavole verticali.Dopo l'asciugatura della colla, le superfici vengono levigate ed eventualmente limate per permettere il corretto movimento delle ante all'interno del vano porta e verificarne la chiusura. Il paramento esterno, come nel caso del portone principale, verrà completato dalla chiodatura. Questa sarà, almeno in parte, semplicemente decorativa, visto che avrà una funzione strutturale soltanto là dove i chiodi coincideranno con i traversi del telaio.Per la realizzazione dei chiodi il procedimento è lo stesso già visto in varie occasioni: bruciatura degli spilli, taglio delle capocchie, inserimento nel portone.Per facilitare quest'ultimo passaggio, realizzo dei piccoli fori a distanze regolari sul tavolato esterno.Ogni chiodo verrà comunque fissato con una goccia di colla e la verniciatura finale eviterà che questi possano staccarsi accidentalmente.Alla chiodatura esterna si aggiunge un piccolo batacchio realizzato in ferro battuto ed inserito nell'anta destra del portone. All'interno, invece, i sistemi di bloccaggio sono rappresentati da un chiavistello scorrevole (la cricca) e da un paletto verticale che si inserirà in un apposito foro realizzato nel pavimento.Questo foro, che mi sarebbe costato tanta fatica fino a poco tempo fa (e probabilmente anche la rottura della pietra), è reso possibile dal recente acquisto da un nuovo set di punte diamantate per il Dremel.Con la verniciatura, la costruzione dell'infisso si può considerare terminata. Torno quindi ad occuparmi dei muri, completando il paramento esterno con un arco di scarico a tutto sesto che coronerà il portone alleggerendo il carico sull'architrave e rappresentando anche un elemento decorativo della facciata.All'interno, blocco definitivamente i montanti del portone con le due asole in pietra e completo la struttura con un altro archetto cieco al cui interno potrei collocare un elemento sacro a "protezione" della casa, come la madonnina dell'ingresso principale. Di questi dettagli però mi occuperò più avanti.Per il momento, in attesa di completare la struttura interna con il solaio in legno e chiudere la facciata al livello degli archetti pensili, questo è l'aspetto dell'ingresso laterale: MATERIALI:legno, spilli, filo di ferro, ardesia, colla bianca, colla da contatto, smalto trasparenteSTRUMENTI:tenaglie, pinzette, carta abrasiva, seghetto, cutter, Dremel con punte diamantate e punte per legno, pennelloMISURE (in cm):luce arco esterno: 2,8architrave: 3,8vano porta interno: 6,4 x 4,1PDRTJS_settings_5505122 = { "id" : "5505122", "unique_id" : "cos173", "title" : "Costruzione 173: Portone laterale (2) - infissi e completamento muratura", "permalink" : "" };
    Thursday 24th of April 2014 10:57:00 AM
  • Costruzione 172: Solaio del piano nobile (3) - Cassettoni del loggiato
    Mentre il solaio di copertura del fondaco ha una struttura semplice fatta di travi, travetti e tavole, quella del loggiato presenta all'intradosso una decorazione più ricca, volta a valorizzare questo ambiente che ricopre un ruolo non solo pratico, ma anche di rappresentanza. Molti "riti" famigliari, infatti, vengono celebrati sotto il portico, soprattutto nella bella stagione, e una decorazione efficace può fare la differenza con amici e parenti invitati. Nella prima parte abbiamo visto la posa della trave rompitratta, delle mensole in pietra e dei travetti. Adesso è la volta del tavolato, che va a chiudere tutti gli spazi fra i travetti dando già l'illusione che il solaio sia terminato.Questo però non è che l'inizio, visto che la fase più lunga (e se vogliamo anche un po' noiosa) del lavoro sarà il taglio e il montaggio dei pezzi che compongono i cassettoni.Prima di tutto bisogna tagliare gli altri travetti (più piccoli dei precedenti) e collocarli a distanza regolare uno dall'altro (1 cm) fino a formare una griglia quadrata. Ora, all'interno di ogni quadrato dovrà essere inserito un elemento decorativo. Se iniziassi adesso il lavoro, forse opterei per delle tavole quadrate dipinte con elementi floreali, magari usando colori diversi o alternando cassettoni "pieni" e "vuoti".Si dà il caso però, che questa parte del lavoro sia stata progettata fin dall'inizio sulla base di alcuni pezzi acquistati anni fa in un negozio di accessori per bigiotteria. In uno dei primi post del blog accennavo all'acquisto di questi materiali, che per tutto questo tempo sono rimasti in un cassetto in attesa del loro utilizzo.L'idea era quella di inserire un intero rosettone in ogni singolo riquadro, ma all'epoca non avevo bene in mente quale fosse la scala del modello e le dimensioni dei cassettoni si sono rivelate ben diverse. Ogni pezzo infatti copre la superficie di quattro riquadri.Questo inizialmente sembra un problema insormontabile, ma visto il disegno simmetrico dei pezzi e le proporzioni quasi perfette di 1/4, provo a tagliare ogni rosone in quattro parti uguali, da collocarsi in quattro diversi cassettoni, pur mantenendo un unico centro per la composizione del disegno.Ho detto che le proporzioni erano QUASI perfette... difatti, ogni elemento va un po' limato su tutti e quattro i lati prima di poter essere inserito al suo posto. E' questa la parte noiosa del lavoro cui mi riferivo prima. Fortunatamente, trattandosi di un lavoro piuttosto meccanico che non produce troppa polvere, può essere svolto ovunque, e si presta ad essere portato avanti poco per volta (magari anche dopo cena guardando un film).Una volta che la composizione dei pezzi è conclusa, do una bella verniciata con smalto trasparente per proteggere il legno e rinforzare il tutto.Lascio asciugare per un paio di giorni già in posizione, per evitare che il pezzo si deformi e non coincida più con il perimetro murario.In queste foto lo smalto è ancora fresco e manca qualche pezzo di muro che collocherò solo al momento della chiusura, ma l'aspetto del loggiato è già quello definitivo.MATERIALI:legno, elementi metallici, colla da contatto, smalto trasparenteSTRUMENTI:tenaglie, pinzette, carta abrasiva, righello, pennelloMISURE (in cm):cassettoni: 1 x 1;sezione travetti: 0,3 x 0,3;sezione travetti piccoli: 0,2 x 0,2;sezione trave rompitratta: 0,7 x 0,7.PDRTJS_settings_5505122 = { "id" : "5505122", "unique_id" : "cos172", "title" : "Costruzione 172: Solaio del piano nobile (3) - Cassettoni del loggiato", "permalink" : "" };
    Thursday 17th of April 2014 09:10:00 AM

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